Il Governo Letta ha meno di novanta giorni, ma sembra abbia più di novant’anni. Tante chiacchiere, niente fatti. Però ha già perso dei pezzi (Idem), è in fibrillazione su qualsiasi argomento, ha scampato solo grazie al suo vero leader, Giorgio Napolitano, la deflagrazione sul caso Alfano-Shalabayeva.

Ma incassata la fiducia, ecco ripartire i dibattiti: tagliandi, rimpasti, riequilibri, proposte di “moratoria” legislativa (quindi, altri rinvii) sugli argomenti “spinosi” per la tenuta del governo. In pratica, tutti, data la strana maggioranza che lo regge. In attesa dell’ennesimo nulla che verrà il 30 luglio: scommettiamo che anche la vicenda Berlusconi subirà in Cassazione l’ennesimo rinvio?

Rinviare, rimandare, tirare a campare; tutto, meno che fare poche cose decenti per l’economia, cambiare una legge elettorale incostituzionale e fallimentare, e chiudere in fretta quest’esperienza nefasta. Meglio il deserto delle scarse intese, aspettando i tartari che non arriveranno mai. Conviene a tutti, nessuno escluso: sì, cari onorevoli e senatori del 5stelle, anche a voi.

Mentre s’assopisce l’ultimo briciolo di coscienza civile di un Paese sull’orlo di una crisi di nervi, a Roma è un lento morire in vano ascolto.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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