Questa storia non è la storia di Letta e Alfano, che – come Renzi sa benissimo – simul stabunt simul cadent. Perché, anche a voler prendere il toro per le corna, è difficile che un governo italiano cada per la moglie di un dissidente kazako a cui, purtroppo (e sottolineo: purtroppo) a nessuno (e sottolineo: nessuno) frega alcunché.

No, questa è un’altra storia. Più lieve e più triste. E’ la storia della campagna abbonamenti di una (ex) gloriosa squadra di calcio che per catturare l’attenzione sforna messaggi pubblicitari poco “politically correct”. Esempi: “Tua moglie è fissata con le corna? Portala a vedere il Toro”. E ancora: “Per i tuoi figli abbiamo una babysitter con le palle” e altro.

Più lieve: perché sono solo spot da stadio. Quisquilie, pinzillacchere mentre l’Italia sta affondando tra “vane intese” e “larghe pretese”; un Paese vecchio come il suo Presidente della Repubblica, come la sua classe dirigente incanutita, incarognita e ignorante. Come la sua pubblica opinione distratta sempre e solo dal proprio “particulare”, l’ombelico più bello del mondo.

Più triste: perché “il grande Torino” è una squadra “speciale”. E’ tradizione, gloria, cuore, sangue: il meglio del calcio italiano, da sempre. Una squadra che tutti quelli che amano il calcio non possono non portare nel cuore. E se anche questa tradizione e gloria affondano, perdendo la capacità di distinguere tra battuta e volgarità, tra comico e ridicolo, tra provocazione e imbecillità, il cuore fa male. E’ il segno di un tempo, di un clima. Di un Paese che sembra moribondo.

Già. A pensarci bene, forse tra il razzismo volgare di Calderoli che si cerca di far passare per battutina, cialtroncella ma innocua, e il claim sessista che si cerca di far passare per provocazione oltre le righe del Toro non c’è differenza. Accade sempre nello stesso Paese, che declina senza freni tra grasse risate e larghe intese.

Perché non riesce a prendere il toro per le corna e svegliarsi dal suo coma (quasi) irreversibile.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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