L’Unione europea ha deciso che i Paesi usciti dalla procedura di deficit eccessivo – Italia inclusa – avranno una maggiore flessibilità di bilancio nel 2014; facoltà subordinata a molti limiti, per cui cantare vittoria è da sciocchi. Ma siamo il Paese delle larghe intese. E allora c’é anche chi, come Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha subito gridato ai quattro venti che la deroga va usata per “abbassare le tasse” e non per aumentare la spesa per “investimenti pubblici” che – la storia insegna – sono sempre improduttivi.

E’ vero che moltissimi economisti pensano che la spesa pubblica “per investimenti” sia utile, inclusi diversi liberisti; questi ultimi semmai contestano la cosiddetta spesa “primaria”, quella che serve per le attività “correnti”: pagare gli stipendi dei pubblici dipendenti, per acquistare beni e servizi e cose del genere. Ma sono dettagli, nel Paese delle larghe intese: Capezzone lo sa.

E non importa neppure che la Commissione europea abbia spiegato che la deroga sarà concessa solo se “collegata a spesa pubblica su progetti co-finanziati dalla Ue nell’ambito della politica strutturale e di coesione, delle reti trans-europee e della Connecting Europe Facility”.  Dettagli anche questi. Siamo nel Paese delle larghe intese.

E allora, dopo la Santanché Vicepresidente della Camera, perché non proporre Capezzone Presidente, o almeno Ministro dell’Economia, al posto di quell’incompetente di Saccomanni?

Pubblicato (nache) su Giornalettismo

Annunci