L’estate sta arrivando. E come sempre, in questo tempo indeciso tra il sole che brucia la pelle e il vento del sud che scompiglia i capelli, ritornano pensieri, colori ed odori di un tempo che sembra sempre più lontano. Quell’odore di medicine in quella piccola stanza a due passi dal cielo; tu che ancora dormi mentre un avviso di sole accende la spiaggia e il luccichio del mare.

Cose che si dimenticano, come milioni di cose della vita perse nel mare dei ricordi, passano e vanno via. Passerà il Gaslini, passeranno questi bambini senza capelli e senza futuro, il nome impronunciabile di una malattia crudele che si porta via la gioia e la vita. Passerà la musica che urla nelle radio, come passano i governi, le guerre insensate, gli inverni freddi e le notti d’estate.

Perché tutto passa, in questo grande quadro bianco che è la vita. Ognuno lascia tracce del proprio cammino, piccoli scarabocchi di passaggio che il tempo, o un soffio di vento, cancellano dolcemente. Ma alcune linee, brevi o lunghe che siano, lasciano una scia; una traccia che fatica a passare, che non si dimentica.

E allora mi alzo, e guardando la mia sera che scende intravedo un leggero sorriso. E mi sembri tu, come quelle mattine di allora con il sole che accende la spiaggia e il mare che luccica. In questo giorno che tramonta, davanti a questo cielo freddo e a questo tempo che non perdona. Lo so che sei qui, in qualche modo sei qui. E c’è il tuo sorriso.

Una cosa che non dimentico, piccolo amore mio.

Dedicato a tutti i bambini senza futuro, a tutte le vite spezzate, e ai medici e infermieri del Gaslini. a chi si dedica a loro, per il loro e il nostro futuro. Per non dimenticare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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