Qualche giorno fa si è svolto un vertice dell’Unione Europea sulla questione della disoccupazione giovanile. Se ne è parlato diffusamente anche al vertice del G8. Sembra proprio che sia il problema dei problemi, che richiede specifiche politiche ed azioni “forti”.

Non è proprio così: più che la disoccupazione, il problema dei giovani europei si chiama sotto-occupazione, si chiama precarietà, si chiama mancato incontro (gli esperti lo chiamano mismatch) tra aspettative e prospettive a medio lungo termine di vita e di lavoro delle giovani generazioni e l’”offerta” che il mondo economico e produttivo può dar loro oggi e soprattutto domani.

Non si tratta di sofismi da accademici, ma di un punto fondamentale per il futuro dell’Europa e dell’Italia: non servirà creare un posto “aggiuntivo” purchessia per giovani che cercano disperatamente un posto, che sono – al contrario di quello che dicono i giornali – un fenomeno ancora marginale, anche se in crescita. Si tratta di garantire un nuovo processo di sviluppo economico a lungo termine; di rivedere i meccanismi che regolano la produzione e soprattutto la distribuzione della ricchezza.

Non serve un nuovo vertice, ma un new deal. E una nuova leadership mondiale che sappia crearlo. Purtroppo i giovani non riescono ancora ed esprimere questo bisogno, farlo crescere e dargli gambe. I loro antenati di epoche passate – facendo molti sbagli – ci sono riusciti. Adesso tocca a loro.

Se aspettano questi leader e questa classe dirigente, invecchieranno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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