Secondo Confesercenti, la crisi economica prolungata sta falcidiando i negozi, i bar, i ristoranti. In effetti, i dati ufficiali dell’Osservatorio nazionale sul Commercio del Ministero dello Sviluppo economico mostrano che nel 2012, per la prima volta dopo tanti anni, si registra un calo (-1,2%) nel numero dei 766.821 esercizi commerciali attivi.

Ma è vero che continuando così, come dice Confesercenti, in dieci anni andremo alla desertificazione delle città italiane? Non proprio. Se non altro perché – sempre statistiche alla mano – in Italia il numero di esercizi commerciali in rapporto agli abitanti è molto superiore alla media europea: sull’onda del “piccolo è bello” o del “meglio proprietari che proletari” abbiamo per decenni riempito le nostre città di esercizi commerciali, non sempre necessari.

Finché la domanda tirava e si consumava di tutto o di più, tutto bene. Ma nell’ultimo decennio, mentre nel resto d’Europa il settore si ristrutturava “dolcemente”, da noi continuava a crescere vertiginosamente: tra il 2002 e il 2012, di oltre il 5%. Tutti zitti. Adesso la crisi presenta il conto, e si piange sul latte versato.

Non è bello vedere le saracinesche abbassate: bar storici che non ce la fanno, negozi sotto casa che chiudono. Ma bisognerebbe riflettere sul perché.

E, oltre che chiedere alla politica di fare qualcosa, fare qualcosa anche noi, oltre che piangere e strepitare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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