Il ministro Zanonato di fronte alla platea di Confcommercio: “Vorrei dire che non aumenteremo l’IVA. Non è che non voglio, ma al momento non lo posso fare”. Perché quell’ entrata di 4 miliardi (decisa, per gli smemorati, dal Governo Berlusconi-Tremonti-Brunetta e confermata poi dal Governo Monti) è iscritta in bilancio e allora “se troviamo i soldi per eliminare l’aumento con tagli alla spesa lo eliminiamo altrimenti non lo possiamo fare”. La platea, a dimostrazione che la società è spesso più incivile dei politici che la rappresentano, anziché applaudire la rara prova di realismo e verità, fischia.

Ma il meglio deve ancora venire: Fantutton de’ Fantuttoni, al secolo Renato Brunetta, dice di comprendere i fischi perché “i governi servono per governare e non per testimoniare l’impotenza, o per produrre incertezza”. Se lo dice lui, autorevole ministro del Governo dello spread a 585 punti, c’è da credergli.

La riduzione dell’Iva si può fare, dice Brunetta. E le coperture? “La copertura può essere trovata nel maggior gettito Iva proveniente dalle maggiori entrate derivanti dalle fatture emesse dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione, non ancora conteggiate nei tendenziali, che da una prima stima ammonteranno a più di 4 miliardi di euro”. Ma de che? Di quali fatture si parla? Di quali stime? Fatte da chi? Se Brunetta lo spiega, subito il Nobel (di che lo vedremo).

Perché, dice Brunetta, “il governo, se vuole essere credibile, deve fornire, con tempestività, senza se e senza ma, le necessarie certezze. L’economia italiana, già allo stremo, non sopporta più vuoti annunci”. E Brunetta sa di che parla: la percentuale di vuoti annunci che ha fatto da ministro è più alta dell’Everest.

Chissà se la platea di Confcommercio a Brunetta l’avrebbe applaudito. Nel Paese dove il fascino della demagogia è sempre irresistibile, c’è da scommettere di sì.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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