Ci sono giorni che non hai voglia di fare nulla. Eppure la fai. Momenti che vorresti solo farti piccolo, invisibile, come un passerotto acquattato nel suo nido che aspetta il sole. E invece ti tocca essere aquila, volare in alto nel cielo, prendere in faccia il sole anche a rischio di bruciarti. Perché, oltre all’umana ambizione che muove il sole e le altre stelle, sai che gli altri hanno bisogno di te, di un sogno in cui credere, per cui lottare, per vivere e non sopravvivere.

A volte capita che sei un brillante rampollo di una grande famiglia americana del dopoguerra. Uno che era destinato ad essere il fratello minore, anche se era il più sveglio, brillante, appassionato, perché tuo padre aveva scelto un altro, il tuo fratello maggiore John, per scalare le cime e arrivare a toccare il sole. Ma il destino non lo puoi cambiare.

Così, anche se volevi essere solo un passerotto, quando l’aquila di famiglia è stata fermata in un giorno assolato a Dallas, ti è toccato di farti aquila, di salire in cima, pronto a spiccare il volo per arrivare lassù, fino al sole. E siccome sei bravo, intelligente, capace, quasi ci sei arrivato. Arrivato a toccare il sogno, quel sogno che non è più solo il tuo ma di un intero paese, forse di un mondo intero che vorrebbe cambiare. Ma il destino non lo puoi cambiare.

Ci sono giorni che il destino ti incrocia. E così, mentre sei ormai arrivato a spiccare il volo, proprio mentre tutti aspettano il tuo balzo, qualcuno ti ha fermato, all’Hotel Ambassador di Los Angeles. Dei colpi sparati da un pazzo, forse altri sparati da qualcun altro che trama nell’ombra, e finisci disteso in terra. E anche in quel momento pensi agli altri “E gli altri? Come stanno gli altri?”.

Ci sono giorni che non hai voglia neppure di scrivere. Sono qui, e vorrei farmi piccolo e invisibile, acquattato nel mio nido al riparo da quel sole che a volte ti scalda ma poi ti brucia. Ma non posso. Perché penso al sogno spezzato di quell’aquila che avrebbe potuto volare più alto di tutte nel cielo, e cambiare la vita e i sogni di tutti.

A tutti quelli che hanno un sogno. A Bob Kennedy. Un passerotto caduto dal nido in una calda sera di giugno.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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