Caro Beppe (spero apprezzerai che stavolta non ti chiamo CasalGrillo), ho letto il tuo post “Vi capisco”, in cui contrapponi un’Italia migliore dei “lavoratori autonomi, cassintegrati, precari, piccole e media imprese, studenti” sconfitta alle elezioni da quella peggiore, di quelli con la “sicurezza di uno stipendio pubblico, 4 milioni di persone, dai pensionati, 19 milioni di persone”.

Io faccio parte di quest’ultima. Nella mia famiglia c’è stato persino un galeotto: mio nonno, in galera per essersi rifiutato di fare la tessera del fascio durante Mussolini. I miei genitori hanno più di ottant’anni, sono in pensione dopo quarant’anni di lavoro in fabbrica. Io non ne parliamo: di umili origini, mi sono laureato, ho lavorato in una multinazionale dell’alimentare e ora dirigo un ufficio pubblico (uno dei 4 milioni di parassiti). Senza raccomandazioni né favori.

Non so se possa salvarmi ai tuoi occhi la presenza, nella mia famiglia, di una moglie disoccupata, una figlia precaria e un’altra che studia medicina. Pezzi di quell’Italia “migliore” descritta nel tuo post. Mi sa di no: in casa mia, nonostante alcuni di noi stiano nell’Italia “peggiore” e altri nella “tua”, quella “migliore”, nessuno ha mai votato per te.

Già, in famiglia abbiamo sempre votato tutti per il PCI, poi PDS, poi DS e poi Pd. Non sempre con grande convinzione, spesso non essendo neppure d’accordo tra noi. Siamo abituati a perdere le elezioni; le abbiamo perse tutte (tranne due vittorie di Pirro, nel 1996 e nel 2006), proprio come te stavolta.

Mi sa che nella tua analisi qualcosa non torna. Mi sa che non hai capito che con le tue scelte hai tradito la speranza di molti che, illusi dai tuoi “vaffa”, credevano tu volessi davvero cambiare l’Italia. Perché chi vive nel mondo reale sa che per cambiare davvero bisogna “sporcarsi le mani”. E bisogna avere gente capace di farlo. Doti che non s’inventano iscrivendosi assieme a amici e famigli ad un Meetup.

Secondo me – ed è un vero peccato, credimi – stai perseverando, condannandoti alla sparizione. Conosco tanti pubblici dipendenti e pensionati che ti hanno votato: gli farà piacere sapere cosa pensi di loro. E conosco tanti imprenditori, studenti, precari (l’Italia migliore, dici tu) che non ti sopportano e ti considerano un demagogo.

L’idea di due Italie contrapposte che fa ridere (o piangere, decidi tu): hai idea di quante famiglie ci siano come la mia, in cui convivono, si amano e soffrono assieme un marito cassintegrato o piccolo imprenditore, una moglie infermiera (dipendente pubblico), una figlia studente e un figlio precario? Migliaia, forse milioni. Te lo hanno ricordato anche molti commentatori prezzolati sul tuo post.

Scusami, ma solo a un miliardario che vive in un villone di Nervi poteva venire in mente una cosa così lontana dalla realtà. Forse sarà perché faccio parte dell’Italia peggiore, ma a leggere il tuo post ho avuto l’impressione che in Italia ci sia veramente un marziano che vive in una torre d’avorio, lontano dalla realtà del mondo.

E non è il D’Alema o il Cicchitto di turno. Sei tu.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci