C’è una pentola a pressione, nel mondo. 200 milioni di disoccupati, 74 milioni sono ragazzi e ragazze giovani. E cresceranno ancora. Nei paesi ricchi si prospetta una disoccupazione giovanile persistente, una proliferazione di posti di lavoro temporaneo e un aumento di giovani scoraggiati. Nei paesi in via di sviluppo predominano e continueranno a prosperare posti di lavoro di bassa qualità, informali e al limite della sussistenza. I paesi poveri, lasciamoli perdere. Sono i numeri di un rapporto dell’International Labour Organization sulle tendenze globali dell’occupazione giovanile.

Facciamo i debiti scongiuri. Ricordiamo che dei rapporti e delle previsioni degli economisti – la peggiore razza che Iddio abbia creato dopo i giornalisti – occorre sempre diffidare, e molto. Ma anche così la sensazione dello sperpero e una vaga inquietudine sul futuro rimane.

Chissà se gli analisti di Borsa leggono questi rapporti. Se lo fanno le Agenzie di Rating. Se ne discutono finanzieri e faccendieri sparsi in giro per il mondo, i Board delle banche centrali, i club di quelli che contano. Se immaginano che, mentre le Cayman sono zeppe di soldi inutilizzati, i forzieri delle istituzioni finanziarie e dei fondi sovrani sono gonfi di denaro, i multimiliardari diventano sempre più ricchi, il resto del mondo se ne starà ancora a guardare. E per quanto tempo ancora.

C’è una pentola a pressione, nel mondo, a cui stanno cercando di mettere un tappo. Ma la storia insegna che i tappi, prima o poi, saltano.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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