Giorgio Gaber l’aveva capito, come spesso gli capitava, prima di molti altri. Il dibattito su cos’è la destra e cos’è la sinistra, scaduto a discorso da salotto (o da bar) al pari della nascita dell’uovo o della gallina o del fuorigioco di Turone si è arrichito di un nuovo capitolo: la scarsa presenza, nel democristianissimo governo Letta, di uomini di “sinistra”. Mentre fioccavano le disquisizioni e i maldestri tentativi di compensazione nella ghiotta partita dei sottosegretari, nel dibattito è entrato a gamba tesa il matrimonio di Valeria Marini.

Che c’entra? Si chiederanno i miei 36 piccoli lettori. C’entra, perché testimone di nozze era un certo Fausto Bertinotti. Uno che difficilmente la vulgata comune non qualificherebbe come “uomo di sinistra”, al contrario di un Enrico Letta o di un Dario Franceschini. Cosa ci facesse il subcomandante Fausto accanto a Anna Tatangelo, Alfonso Signorini, Ivana Trump e quel simpatico mondo di vip cafoni grondante di ostentazione e sfarzo non si sa. E poco interessa.

La domanda però a questo punto è se sia più di sinistra l’ottimo Bertinotti, o un Enrico Letta che il giorno della nomina a premier torna a casa dal figlio scusandosi di essersi dimenticato di comprargli le figurine.

Lo avrei chiesto volentieri a Gaber, ma purtroppo non può più rispondere.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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