Il traffico scorre in Haymarket Square, a Chicago. Il vento sfiora i capelli delle donne che passano, mentre all’angolo John vende i suoi hot-dog. Proprio davanti a dove c’era la fabbrica McCormick. Ma sì, quella dov’è iniziato tutto. Le lotte per le 8 ore, lo sciopero del 1 maggio del 1886. Le cariche della polizia, i morti, la sommossa, e poi le false accuse agli anarchici innocenti impiccati.

Adesso per un lavoro, anche malpagato, in tanti farebbero la fila. E in pochi sarebbero disposti a scioperare. Perché è così che funziona: non alzi la testa se hai bisogno. E se il lavoro non c’è, e ci sono figli da cresce, bollette da pagare, vita da vivere. Così t’arrabatti e ingoi tutto. Chissà se oggi accorrerebbero a migliaia per difendere il proprio diritto ad essere uguali.

Chissà se August Spice, il capo della protesta di Haymarket Square, direbbe ancora “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che strangolate oggi“. Anche allora c’era il vento a scompigliare i capelli delle donne mentre August moriva con i suoi compagni; impiccato come un cane, solo perché gli avevano insegnato “che tutti gli uomini sono stati creati uguali”, e che l’uomo per un po’ si assoggetta per bisogno, ma non accetta a lungo di diventare uno schiavo.

Oggi 1 maggio il lavoro non c’è. Anche per questo non sembra festa, anche per questo sembra di assistere ad un rito stanco. Ma qui a Haymarket Square, mentre il traffico scorre, c’è un vento leggero che soffia e che cresce.

E il vento non lo puoi fermare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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