Questa mattina mi sono svegliato con il sole che accarezzava il cuscino. L’aria fuori era fresca, la primavera sembra a portata di mano, e mi riempiva di buonumore. Eppure, pensando a queste ultime settimane, a questi ultimi mesi, non c’è niente da ridere. Ma oggi, no.

Perché oggi è una giornata speciale, nella storia d’Italia. Ma “La storia siamo noi“, come canta Francesco De Gregori; perché la Storia è fatta di storie, a volte piccole e sconosciute. Storie di persone, spesso ragazzini e ragazzine di meno di vent’anni che tanti anni fa – ma a pensarci bene, neppure tanti – hanno fatto una scelta. Ragazzini e ragazzine che hanno lottato e spesso pagato con la vita. A volte gli uni contro gli altri. Ognuno ha la sua.

Ci sono quelli partiti con gli anglo-americani, come Federico di Perugia, che è tornato a casa ed ha più di ottant’anni, e ancora oggi ricorda suo padre Giovanni, messo in galera e riempito di botte perché non aveva voluto fare la tessera del fascio, “che era obbligatoria, e lui era un uomo libero”.

Ci sono quelli che hanno lasciato l’esercito dopo l’8 settembre, come Aldo di Genova, e Nicola di Salerno, uno ammazzato a 22 anni subito dopo la fine della guerra, forse per un regolamento di conti tra partigiani, l’altro fucilato a 21 anni dai fascisti nel cuneese. O come Augusto da Roma, un analfabeta che aiuta quelli che combattono i tedeschi senza neache sapere che sta facendo la resistenza, e finisce selvaggiamente torturato e poi fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio del 1944.

E poi ci sono gli altri: i fascisti, i repubblichini, guidati da quel Duce che aveva già portato l’Italia alla rovina a fianco di Hitler, ma non erano solo bastonatori e assassini senz’anima. C’erano anche ragazzini e ragazzine che un “malinteso senso dell’onore dopo un armistizio vissuto come una vigliaccata” avevano scelto di stare dalla parte sbagliata, in braccio ai nazisti. Ragazzini sbranati dalla primavera, morta versando lo stesso sangue rosso, con lo stesso dolore. Perché anche “dalla parte sbagliata, in una grande giornata, si muore, in una bella giornata di sole”

Per fortuna, grazie a chi aveva deciso di stare dalla parte giusta, oggi possiamo raccontare di quel 25 aprile del 1945. Una bella giornata di sole, come questa che sprizza la primavera dentro il cuore. Il giorno in cui il Paese esce dalla guerra civile e torna a guardare, con le sue contraddizioni, al futuro. Libero. Un giorno da festeggiare, anche oggi, che l’Italia, sospesa tra passato e futuro, guarda smarrita ad un confuso presente. Da festeggiare tutti insieme, perché quella libertà ci permette di essere qui, da uomini liberi ed uguali.

E quindi, senza dimenticare chi è caduto combattendo dall’altra parte, ringraziare quei ragazzi di poco più di vent’anni che alcuni chiamavano banditi e moltissimi chiamano partigiani. Cattolici, liberali, comunisti, socialisti, repubblicani, che silenziosamente e senza che nessuno li ricordi, accanto agli anglo-americani, hanno lottato per la libertà.

Speriamo di meritarci ancora a lungo il regalo che ci hanno fatto. Buon 25 aprile a tutti.

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