Antonio ha una piccola impresa nelle biotecnologie. Ha avuto un’idea brillante, ma gli servono capitali che non ha. Ha chiesto a diverse banche: molte non lo hanno ascoltato, un paio gli hanno chiesto enormi garanzie patrimoniali, una gli ha chiesto un tasso d’interesse da usura. Quando legge che non ci sono soldi per rilanciare l’economia, e poi si stanziano miliardi di euro per salvare le banche, s’incazza. Ha votato Pdl.

Federica è una giovane che ha studiato all’estero, ma è voluta tornare in Italia. Ha un progetto di ricerca che ha proposto a diversi professori all’Università. Non glielo hanno finanziato dicendole che i fondi sono esauriti. Ma un paio di figli di qualche professore sono già assistenti, e si fanno le loro pubblicazioni e ricerchine. Quando legge che bisogna dare un futuro ai giovani, s’incazza. Ha votato Mov5stelle.

Giovanni è un ex operaio. Si è fatto un paio di anni in cassa integrazione, poi alla fine l’hanno mandato in pensione. I suoi amici sono in cassa integrazione, l’azienda non lavora da tre anni, non ha commesse e ordinativi; il titolare è in qualche isoletta a divertirsi, mentre ha aperto a nome del figlio uno stabilimento in Romania. Quando legge che i soldi per la cassa integrazione sono finiti, che tanti si lamentano delle troppe tasse tasse, ma l’Italia è piena di evasori, s’incazza. Ha votato – ma è l’ultima volta – Pd.

Antonio, Federica e Giovanni sono italiani e sono incazzati. Votano per tre partiti diversi, tra loro inconciliabili. Non riusciranno a salvarsi da soli: hanno bisogno di un Paese, di un progetto per l’Italia, di una credibile ed autorevole classe dirigente che lo porti avanti.

Forse è arrivato il momento che s’incontrino, parlino, trovino un’intesa, che è cosa diversa dall’inciucio. Forse è ora che mandino affa Berlusconi, Grillo, Bersani (che ci si è già mandato da solo, almeno lui).

Perché qui o si fa l’Italia o si muore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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