Dietro la rovinosa sconfitta di Bersani (che è anche un po’ la sconfitta di Berlusconi, strano che nessuno se ne sia accorto) per la mancata elezione di Marini a Presidente della Repubblica, almeno nelle due votazioni di giovedì (che a farsi male sono ancora in tempo), c’è una cosa sulla quale i grillini – che di questa rovinosa sconfitta sono i principali beneficiari – dovrebbero riflettere.

Se non fosse esploso un dissenso palese del Pd dalla linea del “capo”, Se si votava a scrutino palese, secondo gli ordini del capo Bersani (a proposito, Pierluigi, ma quando te ne vai?) a parte forse i Renziani e pochi altri, adesso Marini sarebbe Presidente della Repubblica.

L’inciucio sarebbe compiuto, e la prossima benedizione per un governassimo di larghe intese praticamente certa. Il dissenso ha potuto esprimersi in modo spettacolare e fragoroso con il massiccio ricorso, nel segreto dell’urna, al “voto di coscienza” di molti grandi elettori del Pd, forse anche di altri.

E’ il principio dell’art.67 della Costituzione: “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato”. Ecco, i dissenzienti hanno rappresentato la loro Nazione meglio dei pecoroni che seguono senza dubbi le direttive del “padrone” o del “capo popolo”. Meditate, gente, meditate.

Sia lode al dissenso. Oggi per Bersani, domani per Grillo. Sui berlusconiani, purtroppo, non possono esserci speranze in materia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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