Se chiudono le imprese muore il Paese. E’ questo il messaggio che abbiamo ascoltato a Torino durante il convegno della Piccola industria. E’ un’affermazione su cui non si può non essere d’accordo. La colpa, manco a dirlo, è dei politici. Il Presidente della Confindustria Squinzi ha imputato a loro tutte le colpe: in 50 giorni, per colpa dello stallo, abbiamo perso un punto di Pil.

Se chiudono le imprese muore il Paese. Affermazione giusta. Ma è vera? No: perché è vero che, purtroppo, tantissime imprese stanno chiudendo. Ma, fortunatamente, sono più numerose quelle che aprono: anche nel 2012, un anno davvero terribile per l’economia italiana, l’Unioncamere ha registrato 383.883 nascite di nuove imprese a fronte di 364.972 cessazioni.

Ma allora, dov’è il problema? Il problema è che le imprese italiane sono troppo piccole e poco “imprenditoriali”. Malate, com’è spiegato qui, di una malattia che ammorba l’intero Paese: il familismo. Servono imprese più imprese, imprenditori più imprenditori. La colpa, manco a dirlo, è dei politici.

Ma forse anche gli imprenditori non sono del tutto innocenti.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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