La vicenda del corteo contro la Ztl nel centro storico dei commercianti napoletani colpisce. Ma non tanto, o meglio non solo, per la scia di violenza e polemiche che si porta dietro. Colpisce perché è lo specchio deformato di una questione enorme, che ci ostiniamo a far finta di non vedere.

In tutte le città d’Italia i commercianti sono contro le Ztl; dicono che ne penalizza gli affari. E’ un’affermazione talmente infondata da non essere commentabile. Eppure viene reiterata: a Milano, a Roma, a Napoli, ovunque. Ma lasciamo stare i commercianti.

Perché questo è un atteggiamento è molto diffuso. Ci sono tante lobby: tassisti, avvocati, medici, insegnanti, e così via. Ognuno di noi, in qualche modo, fa parte di una categoria. E, in quanto tale, prima o poi si mette l’elmetto corporativo, infischiandone del bene comune, e s’aggrappa a luoghi comuni e ai suoi interessi particolari. Mettendosi di traverso a qualsiasi novità, anche banale, che non si sa mai. E prendendosela, ovviamente, con un’altra categoria. Che diventa il nemico, il capro espiatorio di tutti i nostri mali: insomma, una casta.

Ecco, la vicenda del corteo contro la Ztl a Napoli colpisce. Perché la casta, molto spesso, siamo noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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