Del diluvio di commenti seguiti all’intervista di Matteo Renzi al Corriere della Sera (che forse faceva bene a stare zitto, ma questo è un altro discorso), non mi sembra di averne letto alcuno su quello che, secondo me, è il cuore del problema: l’assenza di una linea del Pd. Una linea del Pd è un po’ come l’araba fenice: che vi sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. Il Pd è sin dalla nascita il partito del “ma anche”.

Secondo me il Pd è potenzialmente il miglior prodotto politico sulla piazza. Però deve smetterla di fare tattiche da 4 soldi, la melina politica. La sua linea è non avere una linea. E’ ora di cambiarla, se non altro perché è una linea perdente: vedere l’autolesionismo dell’ultima tornata elettorale, persa soprattutto per essersi “dileguati” nei 30 giorni che hanno preceduto il voto.

Sì, il Pd deve decidere. Non solo il nuovo Capo dello Stato o che fare della legislatura. Ma cosa fare dell’Italia. Cosa fare per l’Italia. Certo non è indifferente chi dovrà assumersi questo ruolo. Ma anche qui, il Pd ha la fortuna di avere molte donne e molti uomini in gamba. E non tra le solite facce: tra i suoi tanti quarantenni, e tra i suoi tanti “tecnici” d’area.

Sarà una decisione difficile. Ma indispensabile. Il Pd cominci a capirlo, e lo stallo finirà molto presto.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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