Quando ci vuole ci vuole. Beppe Grillo stavolta ha ragione. Quando dice ai suoi elettori che hanno sbagliato a votarlo se volevano che poi il Mov5stelle si alleasse con i “vecchi partiti”. E quando invita coloro che si ritengono “delusi” dal mancato accordo con il Pd a votare, la prossima volta, per un “vecchio partito”.

Eh sì, Beppe ha ragione da vendere. Era abbastanza evidente che il suo intento non era quello di cambiare l’Italia, di darle un governo diverso, di renderla migliore di come l’hanno ridotta (vox populi, vox grilli) i “vecchi partiti”; che non ci sarebbero state “contaminazioni”, mediazioni, mezze misure. Quelle cose che da giovani si fanno – giustamente – meno, che sono proprie dell’ età adulta. E che spesso producono il mostro dell’inciucio, tradendo gli ideali; e talvolta fanno nascere il miracolo della “mediazione”, della sintesi tra posizioni di partenza apparentemente inconciliabili.

Sì, Grillo ha ragione: lui appartiene all’empireo, non sta nel mondo reale; è un equivoco in cui era difficile cadere. Poi si può discutere dei suoi reali fini: forse gli serve solo un bel palcoscenico per continuare a gridare i suoi vaffa (e diversi sono anche giusti, ammettiamolo) a destra e a manca. Forse davvero pensa di conquistare il “potere”, prendendo il 100 per cento dei voti, e allora – solo allora, a “scatola chiusa” – spiegarci che vuole fare dell’Italia.

Si tratta, in entrambi i casi, di forme – più o meno pericolose – di infantilismo. Ma Grillo ha ragione: è un comico, l’arte più vicina al fanciullino che si conosca. E il fanciullino non deve mica crescere.

Forse è ora che lo comincino a fare gli elettori.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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