Mentre i saggi di Napolitano s’incontrano e le forze politiche s’incartano, un fantasma si aggira per l’Europa. Ne parla uno studio che confronta l’andamento di salari e produttività di Italia, Francia e Germania nell’ultimo decennio. Si scopre che in Italia i salari reali (ovvero depurati dell’inflazione) sono fermi e la produttività del lavoro è lievemente calata. In Francia e in Germania invece è aumentata: la differenza è che oltralpe il guadagno se lo sono intascato i lavoratori, che hanno aumentato il potere d’acquisto, mentre in Germania se lo sono tenuto le imprese, che hanno guadagnato competitività sul mercato.

Gira che ti rigira, la vera differenza (o spread) tra noi e le due economie più forti d’Europa non è nel credito ristretto, nel fisco più esoso, nei salari eccessivi, nei costi della politica. Ma nel fatto che gli altri sanno far crescere la loro produttività, e noi no. Le cause sono tante: cattiva organizzazione del lavoro; macchinari meno efficienti; produzioni a minor valore aggiunto e altro. Molto potrebbe riassumersi nel nanismo delle nostre imprese, troppo piccole per competere.

Il vero mantra per cambiare l’Italia sarebbe dunque mettersi tutti a lavorare per cambiare la struttura del nostro sistema delle imprese: un lavoro titanico, difficile, ma possibile. Perché gli italiani sono ottimi imprenditori, ce l’hanno nel sangue.

Se la produttività in Italia continua ad essere il fantasma del dibattito politico, prima o poi sparirà anche l’Italia.

Ditelo ai saggi. Ditelo alle forze politiche. Ditelo alle “parti sociali”. Ditelo anche agli elettori.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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