Per ragioni familiari, sto passando la Pasqua tra casa ed ospedale. Ed è lì che, tra i “saggi” di Napolitano, l’incomprensibilità di Grillo, l’irresponsabilità del centrodestra e l’inconcludenza del centrosinistra, ho incontrato Mario.

Mario ha 46 anni e un sorriso che sembra una ruga triste. E’ nato senza reni, sua madre gliene ha donato uno quando aveva quindici anni. E’ in dialisi da sempre, ha il diabete. E da due mesi è in ospedale con una brutta polmonite. Ieri aveva 39 di febbre, e le infermiere cercavano pazientemente, senza riuscirci, di dargli l’antibiotico e la tachipirina.

Eppure, Mario non si lamenta. Parla, con un fil di voce, delle sue speranze, dei suoi sogni. Del futuro. Spera di superare questo brutto momento. E scherza persino sulla sua vita, che certo – ad occhio – non dev’esser stata una passeggiata.

Mi sono sentito, con rispetto parlando, una merda – io che a mia volta alla vita ho pagato un prezzo non da poco – con il mio pessimismo della ragione che ha quasi offuscato l’ottimismo della volontà. Gli ho augurato una Buona pasqua, una cosa che da tempo non facevo perché per me non ha avuto più senso.

L’Italia ce la farà, ce la deve fare. Nonostante Napolitano, nonostante Grillo, Berlusconi, Bersani. Nonostante i loro elettori, che hanno delle colpe anche loro anche se – da bravi italiani – hanno una certa propensione all’autoassoluzione.

Ce la deve fare: per Mario, e per i tanti Mario che ci sono.

E per farcela, basta tirare fuori il Mario che c’è in ognuno di noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci