You are currently browsing the monthly archive for aprile 2013.

Le elezioni. Il post elezioni. L’inconcludenza della politica italiana. Grillo, Casaleggio e i 5stelle. L’euro, la Bundesbank, l’inciucio. Napolitano e Letta. Berlusconi e Bersani. La Juve e il Milan. Il “si stava meglio quando si stava peggio”. Il Festival del giornalismo, i dibattiti. Copie vendute, pagine web, redazioni al lavoro. Pagine, pagine, agenzie, dichiarazioni, commenti, post su Facebook, su Twitter.

Ogni giorno nel mondo muoiono 19 mila bambini, per cause prevenibili e curabili. Fa poco meno di 7 milioni l’anno: molto più della popolazione del Veneto, non molto meno di quella della Lombardia. Un terzo circa muore per malnutrizione, mentre nel mondo circa un terzo del cibo finisce nella spazzatura. Niente articoli. Neppure una riga nelle pagine interne. O un post, un cenno, un pensiero. Un tweet.

Anche questo piccolo spazio annoierà i 36 piccoli lettori. Molti diranno: certo, è triste, ma è così. Forse qualcuno penserà persino: uffa, la solita retorica terzomondista e bambinista. Io stesso, da domani, ricomincerò a scrivere dei ruttini di Berlusconi, dei gargarismi di Grillo, dei sospiri di Renzi: la solita musica, le solite note, i soliti accordi.

Sì, c’è qualcosa che non va.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La polemica tra pompieri ed incendiari che si è aperta dopo la sparatoria di Palazzo Chigi, se non ci fosse di mezzo il dramma dei feriti, fa sorridere più che arrabbiare. Intanto perché in questi fenomeni c’è sempre di mezzo la follia del singolo. Poi perché Grillo è l’effetto e non la causa del brodo di rabbia e impotenza in cui si muovono le follie dei singoli. Speculare allo sterile ringhio astioso del Mov5stelle (e di buona parte dei media, che hanno le loro colpe) contro “caste” e “palazzi”, che non sono certo gli unici responsabili della situazione. Se non altro, perché lì ce li abbiamo messi noi.

Dietro i sempre più frequenti “casi isolati” c’è un convitato di pietra, che è la crisi. nel senso che le bizzarre teorie sull’”austerità espansiva” che da anni dominano il dibattito politico ed economico hanno prodotto una drammatica crisi economica che ha alimentato la ripresa della disuguaglianza: il luogo dove si nutre ed alimenta la rabbia di molti, e la follia di qualcuno.

Nonostante questo, ancora in molti palazzi che contano (a Bruxelles, Berlino e Francoforte più che a Roma) si insiste sulle stesse follie: la Bundesbank, entrando a gamba tesa sulle imminenti elezioni in Germania, sta preparando dossier anti-Draghi e anti piano salva Euro per la Corte Costituzionale tedesca. Che questo possa travolgere, con effetto domino, l’intera Europa e intere popolazioni, creando le premesse perché i fuochi isolati diventino incendi, che scavallano le Alpi per finire anche nel cuore dell’Europa, pare non interessare a lor signori.

Non tenerne conto e non sterzare, nonostante la Bundesbank, è da folli. A meno di non voler continuare a soffiare sul fuoco.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Un curioso fenomeno sta accadendo in queste ore a Cortina, ridente città turistica del Veneto, dove nei giorni di Capodanno avvenne quello che i posteri chiameranno “il miracolo della moltiplicazione degli scontrini”, dovuto alla presenza nei negozi degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, negozi che nei giorni precedenti pare (dagli scontrini emessi) non incassassero un euro.

A Cortina piove. Una fitta pioggia di frutti esotici molto gustosi, di forma oblunga e colore giallo: le banane. E’ cominciata subito dopo l’arresto del Sindaco Andrea Franceschi, che contro l’invasione degli ispettori del fisco fece all’epoca una vera e propria crociata. Avrebbe, secondo i giudici e la Guardia di Finanza che lo ha arrestato, commesso diversi reati; tra l’altro, fatto pressioni sul comandante dei Vigili urbani per limitare i controlli dell’autovelox e della guida in stato di ebbrezza, proprio nelle settimane precedenti le elezioni che lo hanno recentemente visto rieletto.

La cascata di banane, dopo i primi momenti di divertimento, sta infastidendo cittadini e turisti. Sono gustose, ma si ammassano sul selciato e fanno scivolare uomini e auto: peggio della neve e del ghiaccio a Capodanno! L’amministrazione, priva della sua guida, non sa che pesci pigliare.

Per favore, signori: aridatece er Sindaco. Che sicuramente proverà la sua innocenza. Ma anche se fosse colpevole, aridatecelo lo stesso. Solo lui, con le capacità e l’esperienza dei suoi trascorsi bocconiani e con il senso dello Stato già dimostrato a Capodanno, può salvare la città.

E in fondo, chi se ne frega dell’autovelox: siamo o non siamo la Repubblica delle banane?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Questa mattina mi sono svegliato con il sole che accarezzava il cuscino. L’aria fuori era fresca, la primavera sembra a portata di mano, e mi riempiva di buonumore. Eppure, pensando a queste ultime settimane, a questi ultimi mesi, non c’è niente da ridere. Ma oggi, no.

Perché oggi è una giornata speciale, nella storia d’Italia. Ma “La storia siamo noi“, come canta Francesco De Gregori; perché la Storia è fatta di storie, a volte piccole e sconosciute. Storie di persone, spesso ragazzini e ragazzine di meno di vent’anni che tanti anni fa – ma a pensarci bene, neppure tanti – hanno fatto una scelta. Ragazzini e ragazzine che hanno lottato e spesso pagato con la vita. A volte gli uni contro gli altri. Ognuno ha la sua.

Ci sono quelli partiti con gli anglo-americani, come Federico di Perugia, che è tornato a casa ed ha più di ottant’anni, e ancora oggi ricorda suo padre Giovanni, messo in galera e riempito di botte perché non aveva voluto fare la tessera del fascio, “che era obbligatoria, e lui era un uomo libero”.

Ci sono quelli che hanno lasciato l’esercito dopo l’8 settembre, come Aldo di Genova, e Nicola di Salerno, uno ammazzato a 22 anni subito dopo la fine della guerra, forse per un regolamento di conti tra partigiani, l’altro fucilato a 21 anni dai fascisti nel cuneese. O come Augusto da Roma, un analfabeta che aiuta quelli che combattono i tedeschi senza neache sapere che sta facendo la resistenza, e finisce selvaggiamente torturato e poi fucilato a Forte Bravetta il 2 febbraio del 1944.

E poi ci sono gli altri: i fascisti, i repubblichini, guidati da quel Duce che aveva già portato l’Italia alla rovina a fianco di Hitler, ma non erano solo bastonatori e assassini senz’anima. C’erano anche ragazzini e ragazzine che un “malinteso senso dell’onore dopo un armistizio vissuto come una vigliaccata” avevano scelto di stare dalla parte sbagliata, in braccio ai nazisti. Ragazzini sbranati dalla primavera, morta versando lo stesso sangue rosso, con lo stesso dolore. Perché anche “dalla parte sbagliata, in una grande giornata, si muore, in una bella giornata di sole”

Per fortuna, grazie a chi aveva deciso di stare dalla parte giusta, oggi possiamo raccontare di quel 25 aprile del 1945. Una bella giornata di sole, come questa che sprizza la primavera dentro il cuore. Il giorno in cui il Paese esce dalla guerra civile e torna a guardare, con le sue contraddizioni, al futuro. Libero. Un giorno da festeggiare, anche oggi, che l’Italia, sospesa tra passato e futuro, guarda smarrita ad un confuso presente. Da festeggiare tutti insieme, perché quella libertà ci permette di essere qui, da uomini liberi ed uguali.

E quindi, senza dimenticare chi è caduto combattendo dall’altra parte, ringraziare quei ragazzi di poco più di vent’anni che alcuni chiamavano banditi e moltissimi chiamano partigiani. Cattolici, liberali, comunisti, socialisti, repubblicani, che silenziosamente e senza che nessuno li ricordi, accanto agli anglo-americani, hanno lottato per la libertà.

Speriamo di meritarci ancora a lungo il regalo che ci hanno fatto. Buon 25 aprile a tutti.

Antonio ha una piccola impresa nelle biotecnologie. Ha avuto un’idea brillante, ma gli servono capitali che non ha. Ha chiesto a diverse banche: molte non lo hanno ascoltato, un paio gli hanno chiesto enormi garanzie patrimoniali, una gli ha chiesto un tasso d’interesse da usura. Quando legge che non ci sono soldi per rilanciare l’economia, e poi si stanziano miliardi di euro per salvare le banche, s’incazza. Ha votato Pdl.

Federica è una giovane che ha studiato all’estero, ma è voluta tornare in Italia. Ha un progetto di ricerca che ha proposto a diversi professori all’Università. Non glielo hanno finanziato dicendole che i fondi sono esauriti. Ma un paio di figli di qualche professore sono già assistenti, e si fanno le loro pubblicazioni e ricerchine. Quando legge che bisogna dare un futuro ai giovani, s’incazza. Ha votato Mov5stelle.

Giovanni è un ex operaio. Si è fatto un paio di anni in cassa integrazione, poi alla fine l’hanno mandato in pensione. I suoi amici sono in cassa integrazione, l’azienda non lavora da tre anni, non ha commesse e ordinativi; il titolare è in qualche isoletta a divertirsi, mentre ha aperto a nome del figlio uno stabilimento in Romania. Quando legge che i soldi per la cassa integrazione sono finiti, che tanti si lamentano delle troppe tasse tasse, ma l’Italia è piena di evasori, s’incazza. Ha votato – ma è l’ultima volta – Pd.

Antonio, Federica e Giovanni sono italiani e sono incazzati. Votano per tre partiti diversi, tra loro inconciliabili. Non riusciranno a salvarsi da soli: hanno bisogno di un Paese, di un progetto per l’Italia, di una credibile ed autorevole classe dirigente che lo porti avanti.

Forse è arrivato il momento che s’incontrino, parlino, trovino un’intesa, che è cosa diversa dall’inciucio. Forse è ora che mandino affa Berlusconi, Grillo, Bersani (che ci si è già mandato da solo, almeno lui).

Perché qui o si fa l’Italia o si muore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Dopo l’incoronazione di Re Giorgio II, si è aperta la partita del nuovo governo. Dopo due mesi di attesa per quel “governo di cambiamento” che il voto elettorale sembrava aver chiesto a gran voce, adesso in quattr’e quattr’otto – coincidenza – nascerà il governissimo Pd-Pdl-Scelta civica.

Il Pd non è in condizione di fare altro; e se per questo perderà altri voti, sarà un altro brindisi per il suo gruppo dirigente, a cui l’insuccesso ha sempre dato alla testa. Il Pdl gongola; resuscitato dall’imbecillità altrui, si permette persino di fare ultimatum. E di proporre, dopo Re Giorgio, Berlusconi al Quirinale. Le sciocchezze proposte dai dieci saggi, della cui nomina nessuno aveva capito il senso, sino a sabato mattina, diverranno – coincidenza – il “programma” di azione.

Le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex ministro Nicola Mancino, registrate nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, sin qui lasciate giacere in Tribunale, ieri sono state distrutte – coincidenza – dal gip di Palermo.

Coincidenze. Sono piccole, ma cresceranno. It’s a wonderful wonderful world.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

La spettacolare deflagrazione del Pd, il Partito Disintegrato (pardon, Democratico) sembra inarrestabile. Per dire: leggendo interviste e dichiarazioni post disastro, nessuno pare aver davvero compreso che quanto accaduto costerà milioni di voti e qualche anno per provare a recuperare la credibilità perduta. Ma non è tutto.

Nell’analisi delle responsabilità, molti dicono e scrivono che la “colpa” sia la presenza di troppi parlamentari giovani, inesperti e non consapevoli del loro ruolo, portati in aula dalle parlamentarie. Questa è ad esempio la tesi della signora Rosy Bindi.

Ora, i 101 parlamentari che la mattina hanno incornato tra gli applausi Prodi per poi pugnalarlo alla schiena nel pomeriggio sono dei perfetti imbecilli. Ma non si sono ispirati a Twitter, a Facebook, o allo spirito santo; hanno semplicemente obbedito agli ordini di qualche vecchio capobastione (si chiami D’Alema, Veltroni, Marini, Bindi, Finocchiaro o altri poco importa) che, innamorato di sé e della propria ventennale capacità di costruire disfatte, li ha usati per questo ultimo capolavoro.

L’unico servizio che potete fare ai vostri elettori – e al Paese, che di un grande partito europeo e riformista ha un urgente e disperato bisogno – è restare zitti per un po’; diciamo per sempre. E, possibilmente, togliervi definitivamente dalle scatole.

Così, forse, la smetterete di farci del male.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Dietro la rovinosa sconfitta di Bersani (che è anche un po’ la sconfitta di Berlusconi, strano che nessuno se ne sia accorto) per la mancata elezione di Marini a Presidente della Repubblica, almeno nelle due votazioni di giovedì (che a farsi male sono ancora in tempo), c’è una cosa sulla quale i grillini – che di questa rovinosa sconfitta sono i principali beneficiari – dovrebbero riflettere.

Se non fosse esploso un dissenso palese del Pd dalla linea del “capo”, Se si votava a scrutino palese, secondo gli ordini del capo Bersani (a proposito, Pierluigi, ma quando te ne vai?) a parte forse i Renziani e pochi altri, adesso Marini sarebbe Presidente della Repubblica.

L’inciucio sarebbe compiuto, e la prossima benedizione per un governassimo di larghe intese praticamente certa. Il dissenso ha potuto esprimersi in modo spettacolare e fragoroso con il massiccio ricorso, nel segreto dell’urna, al “voto di coscienza” di molti grandi elettori del Pd, forse anche di altri.

E’ il principio dell’art.67 della Costituzione: “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato”. Ecco, i dissenzienti hanno rappresentato la loro Nazione meglio dei pecoroni che seguono senza dubbi le direttive del “padrone” o del “capo popolo”. Meditate, gente, meditate.

Sia lode al dissenso. Oggi per Bersani, domani per Grillo. Sui berlusconiani, purtroppo, non possono esserci speranze in materia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Il ministro Corrado Clini non disdegna nonstante ormai “in scadenza” di impartirci lezioni per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Per risparmiare, ad esempio, ”ti rimetti le mutande che usi da 4 giorni”. E per l’igiene, basta “fargli prendere aria”. Perché per una mutanda in lavatrice, “servono almeno 25 litri di acqua”.

Accidenti che consiglio! Si vede che Clini è un “tecnico”, un politico non ci avrebbe mai pensato. Forse Clini scherzava: il tono era ridanciano, l’interlocutore era Luca Giurato, la trasmissione era “un giorno da pecora”. Tutto torna.

E invece, non torna: Perché cambiare i nostri comportamenti individuali che contribuiscono, e non poco agli sprechi ambientali si deve. Ma da un politico (o un tecnico politico) ci si aspetta soprattutto che operi come si deve nell’impostare e realizzare politiche.

Corrado Clini ha una marea d’incarichi nel suo curriculum vitae. Prima di fare il Ministro, è stato tra l’altro per anni direttore generale del Ministero dell’Ambiente. Ma a vedere cos’è l’Italia e come si è ridotto il suo ambiente, si può dire che l’ha lasciato davvero in mutande.

Dallo sciagurato accordo prossimo venturo tra Pd e Berlusconi forse almeno una cosa buona verrà: ci toglieranno Clini dalla vista.

Ma le mutande gliele lasceranno. Tanto le tolgono a noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Tra la tanta retorica che intossica la politica italiana, all’approssimarsi del voto per l’elezione del futuro Presidente della Repubblica escono questioni sempre nuove sulle quali s’arrotolano, come maiali nel porcile, editorialisti, commentatori, esponenti della società (in)civile e molti politici. C’è da scegliere tra le pirlate: una è che ci vuole un Presidente di tutti, non uno di “parte”. Un’altra è che dopo uno di “sinistra” ci vuole un “cattolico”. Una terza è che il Presidente della Repubblica deve essere un “politico di professione”.

Prima pirlata: la maggioranza più o meno ampia che elegge il futuro Presidente non garantisce sulla bontà del personaggio: l’indimenticabile Cossiga, Presidente da dimenticare, fu eletto quasi all’unanimità al primo voto. Napolitano, con tutti i difetti uno dei migliori che abbiamo avuto, è stato eletto dalla sua parte politica.

Seconda pirlata: l’essere o meno cattolico. Abbiamo avuto dei democristiani impresentabili come Giovanni Leone, altri che pare abbiano addirittura non ostacolato progetti golpisti come Antonio Segni, e invece laici come Einaudi o Pertini che con la Chiesa di Roma hanno avuto eccellenti rapporti e nessun problema.

Terza pirlata: il Presidente deve essere un politico, perché è un ruolo troppo delicato. Un’argomentazione che s’infrange contro un nome che tutti ricordiamo, Carlo Azelio Ciampi, forse il miglior Presidente in assoluto, che aveva sì avuto ruoli prestigiosi, incluso anche un mandato da Presidente del Consiglio, ma che poteva esser definito in tutti modi, meno che un “politico”.

L’unica cosa che lor signori non chiedono, è che sia un Presidente perbene. Uno che accompagni questo difficilissimo momento della società italiana con onestà, serietà, autorevolezza. E con la consapevolezza che qui o si cambia l’Italia o si muore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Regala un sorriso

Associazione per la lotta al Neuroblastoma

Scarabocchiamo anche su…

Archivi

Abbiamo vinto il z-blog awards 2007

Un sorriso lungo un anno

In ricordo di Libero 83