In Italia i badanti, donne e uomini che assistono anziani e malati sono 774 mila. Più dei dipendenti delle Aziende sanitarie locali, 646 mila persone. La sostituzione del welfare pubblico con il welfare familiare, incensata da certi politici in voga in anni recenti, è un dato che dovrebbe invitare molti ad una riflessione.

Per anni si è sparato a zero sul ruolo del pubblico. Anche per colpa di una serie di sprechi ed inefficienze che molta cattiva stampa ha strumentalmente usato per sparare a zero su istruzione pubblica, sanità pubblica, politiche sociali pubbliche. La necessità di “razionalizzare le spese”, che si è tradotta nei tagli lineari del governo Berlusconi prima e di quello Monti poi, ha fatto il resto.

Pochi hanno spiegato che dietro quelle parole ragionevoli si celava una sgradevole verità: welfare fai da te, istruzione fai da te, politiche sociali fai da te. Detto brutalmente: arrangiatevi. Chi ha i soldi per pagarsi buone cure, assistenza a domicilio e altro, bene. Gli atri, cazzi loro. E gli altri, quasi sempre, sono quelli meno ricchi.

Adesso la statistica ci spiega uqello di cui alcuni di noi avevano già notato: le politiche recessive, le politiche “liberiste”, penalizzano i meno ricchi. E infatti, la disuguaglianza nel mondo aumenta, e la povertà invade il terreno dei cosiddetti ceti medi. Dappertutto, ma in Italia di più.

La prossima volta che leggete qualcuno prendersela con lo Stato, con le politiche pubbliche, con il sistema sanitario nazionale, con la scuola, e vantare le lodi del “privato”, pensateci.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci