Stamattina, facendo la solita passeggiata nel bosco vicino casa, sono scivolato, cadendo a terra. Mi ha soccorso un signore dai grandi baffi, con cui ho poi fatto un tratto di strada, parlando dell’Italia di oggi, della politica, del dopo elezioni. Ho esternato la mia preoccupazione per il futuro di questo Paese, incapace di entrare nella modernità. Il mio compagno di passeggiata – che ha detto di chiamarsi Ennio – mi ha detto, con espressione seria: “L’evo moderno è finito. Comincia l’evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato”. “E’ vero, Ennio. Faccio fatica a capire i miei contemporanei”. Ed Ennio, serafico, ha risposto: “per apprezzare i contemporanei non bisogna essere contemporanei”.

Mi sono fatto coraggio, non sapendo come aveva votato. E gli ho chiesto di GianRoberto Casaleggio: “E’ davvero un sognatore?” ed Ennio, annuendo con un sorriso: “Sognatore è un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole”. Un po’ sgomento gli ho chiesto di Grillo: “Non credi che sia un genio?” ed Ennio ha risposto: “il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”.

Mentre il sole s’accendeva, infervorandomi nella discussione, ho chiesto al mio compagno di strada: “Non credi che Grillo e Casaleggio siano gli unici capaci di ascoltare le opinioni dei giovani?” ed Ennio, prontissimo: “i giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui”. “Ma se è così, Ennio, a chi rivolgersi? A Bersani, che propone adesso quello che non proponeva ieri?” Ennio pensieroso ha sentenziato: ”L’insuccesso gli ha dato alla testa”. Ma allora che si fa? Dobbiamo tornare a Berlusconi? Ennio ha scosso decisamente la testa: “ci lascerà un vuoto colmabile”.

Camminando ci approssimavamo a casa mia. C’erano la giornata, il lavoro, le solite noie della vita. Ho manifestato ad Ennio tutto il mio pessimismo, e lui, prontamente “Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà”. “Ennio, tu scherzi ma io ho paura. Paura che sia a rischio persino la nostra libertà”. Ennio si è fatto scuro in volto: “La libertà conduce alla noia e la noia alla dittatura”. “Ma tu pensi che gli italiani permetteranno tutto questo?” Ennio era sconsolato, la voce un sussurro “Gli italiani corrono sempre in aiuto al vincitore”.

“Ma che ne è stato di tutte le nostre idee, la nostra fiducia nel progresso?” Ennio spariva tra i raggi del sole, e la sue voce lontana mi ha risposto: “Anche il progresso, diventato vecchio e saggio, votò contro”.

Ora sono qui, non so se ho sognato o se sono sveglio, e m’intristisco a guardare la stupidità che domina questi giorni di marzo. Finirà che smetterò di leggere i giornali e vedere i notiziari. Non perché non m’interessi sapere come va a finire ma perché, come mi avrebbe detto Ennio, “La stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia”.

In questo giorno strano in cui sogno e realtà, passato e futuro si confondono – forse per colpa di una botta in testa – penso che Ennio Flaiano oggi avrebbe compiuto 103 anni. Una veneranda età, certo. Ma gente come Flaiano è immortale. Come certi vizi del nostro straordinario Paese.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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