La parola che si sente più spesso in questi giorni è “governabilità”. Appelli alla governabilità, il rischio ingovernabilità, il contagio dell’ingovernabilità. Mah.

Da qualche settimana, più o meno da quando era evidente anche a un cieco che non ci sarebbe stata alcuna maggioranza realistica al Senato, mi chiedo: ma l’Italia vuole essere governata? La domanda pare retorica, ma non lo è affatto.

Chi ha votato Mov5stelle non credo si sia posto il problema: altrimenti, non l’avrebbe votato. Ma penso che neppure gli altri se ne curino un granché. Perché in fondo sono anni che l’Italia non è governata, e Grillo faceva ancora il comico.

Tanti anni fa uno ha detto: “Governare l’Italia non è difficile. E’ inutile”. Il fascino discreto dell’anarchia – nella versione perniciosa del familismo amorale – da sempre ammalia l’italiano medio. E la classe politica che lo rappresenta. Perché più che di poeti navigatori, santi, siamo un popolo di eterni bambini. Irresponsabili.

Governare significa fare delle scelte. Sull’economia, sul lavoro, sulle tasse, sull’ambiente, sulla salute, sulla scuola. Prendere decisioni. A volte difficili, a volte scontentando qualcuno. Prendersi delle responsabilità. E’ il prezzo dell’età adulta.

No, l’Italia non ama essere governata. Per questo non lo è da oltre vent’anni. Che proprio questo ci abbia portato al declino, è un dettaglio insignificante per i milioni di Peter Pan che sognano l’Isola che non c’è.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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