Walter s’affaccia del balcone. Lontano, il rumore del mare. E’ sera, il vento sfiora la piega amara del sorriso. Domani è un altro giorno, pensa. Già, è sempre così: domani e domani e domani. E così, un giorno dopo l’altro la vita se ne va. Walter scuote la testa: niente tristezze.

Qualcuno ha acceso la tv, urla digitali invadono il crepuscolo. Walter oggi è andato a votare; senza speranza, senza certezze. Non crede al nuovo che avanza: il grillo sparlante, il magistrato giamaicano, il finto economista variopinto. E non sopporta il vecchio avanzato: il bugiardo patentato dai capelli tinti, lo smacchiatore emiliano che non sa parlare, il tecnocrate pentito che fa politica peggio di un politico.

Ma Walter ha votato. Così, turandosi il naso; scegliendo il meno peggio. Sorride, mentre il mare s’ingrossa nel crepuscolo. Sa di aver fatto la cosa giusta, ma è convinto che non servirà a nulla. Il futuro è un pozzo nero, all’orizzonte dal mare non si vede neppure una piccola ragione d’allegria.

Walter rabbrividisce. Rientra in casa, pensa ad una politica che non sa scaldare i cuori e non sa indicare la via alle menti. Sa che comunque vada, passata l’onda delle promesse da marinaio, bisognerà rimboccarsi le maniche: altro che nuovi miracoli italiani, altro che post sui blog, altro che slogan da quattro soldi!

Anche per oggi non si vola. Domani, si sa, è un altro giorno. Ma ci vorrà tanto, tanto tempo, per riavere le ali.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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