Mentre cercavo di schivare – senza purtroppo riuscirci – le farneticazioni di Grillo, le bugie di Berlusconi, le esternazioni di Ingroia, i master di Giannino, le smacchiate di Bersani e i sermoni di Monti, ho sentito il Presidente Napolitano dire: “”Ho vissuto troppe campagne elettorali per non rendermi conto di quali logiche finiscano per prevalere, di scontro più che di confronto, tali talvolta da impedire l’attenzione ai problemi e alle proposte”.

Presidente Napolitano, mi spieghi: ma cos’è la campagna elettorale? Un apostrofo osceno tra le parole “fare” e “politica”? A cosa servirebbe, oltre che per ascoltare questa marea di autoproclamati uomini della provvidenza “scontrarsi” a colpi di chi la spara più grossa?

Faccio fatica ad accettare l’idea che la campagna elettorale sia una parentesi in cui ci si scontra senza parlare dei problemi e delle proposte. Ed ho il vago sospetto che questo non sia un peccato veniale della politica italiana, ma una delle principali ragioni per cui siamo ridotti ad essere un Paese dimezzato, da operetta, sempre in cerca del padrone di turno, si chiami Berlusconi, Grillo o come vi pare.

Una campagna elettorale su cui ci si confronta, o anche scontra, sui problemi e sulle proposte, è il lasciapassare per essere davvero cittadini.

A meno che non ci piaccia essere solo elettori tra una campagna elettorale e l’altra, e sudditi in mezzo.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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