C’era una volta, in un Paese di sole, di cielo e di mare chiamato Italia, un poliziotto. Un giorno durante una manifestazione studentesca, picchiò senza ragione uno studente che se ne stava riverso a terra, indifeso, bloccato da altri poliziotti come lui.

C’era una volta, in un Paese di sole, di cielo e di mare chiamato Italia, un poliziotto. Un giorno durante un corteo di studenti, venne colpito da lanci di uova, oggetti, petardi e sputi, ma rimase immobile e non reagì assieme ad altri poliziotti come lui.

In quel Paese di sole, di cielo e di mare chiamato Italia, spesso si parla per categorie, per stereotipi: poliziotti buoni, o cattivi; studenti bravi ragazzi, o sovversivi; giornalisti integerrimi, o prezzolati; preti martiri, o pedofili.

Pochi ricordano che, prima di essere poliziotti, studenti, giornalisti, preti, siamo persone; con pregi e difetti, un’indole, un nostro essere, un comportamento. Le cose che ci distinguono tra migliori e peggiori, onesti e disonesti, sinceri e bugiardi, violenti e pacifici.

Dipende solo da noi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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