Nel mentre la campagna elettorale impazza, si è svolto a Roma un incontro organizzato dall’ISPRA sul consumo del suolo in Italia. Ne abbiamo sentite di tutti i colori. In 50 anni il suolo artificiale è passato da 8400 a quasi 21000 km² quadrati, un’area grande quasi come l’Emilia Romagna. Una crescita di 228 chilometri quadrati all’anno (il doppio dell’intera superficie comunale di Napoli), 62 ettari al giorno, 434 metri quadrati al minuto o se preferite 7,2 al secondo.

Il suolo artificiale è cresciuto da 170 a 340 metri quadrati pro capite, raddoppiando nell’arco di due generazioni. Non si tratta quindi di un esplosione dovuta all’aumento di popolazione, ma solo di un’invasione, non sempre giustificata, di capannoni, parcheggi, centri commerciali, svincoli, aeroporti, cave e discariche. Che si sono mangiati una produzione agricola pro capite equivalente a circa 60 kg di grano all’anno. Con la scomparsa di interi paesaggi, boschi, aree verdi, attrazioni turistiche.

Nessun giornale ha messo la notizia in prima pagina. Nessun Tg ne ha parlato. Nessuna proposta shock di Berlusconi è seguita a quest’incontro. Nessun appello al voto utile di Bersani. Nessuna dichiarazione di Monti. Nessun fiato da Ingroia. Nessun urlo neppure dal guitto che avanza, il CasalGrillo. Silenzio di tomba.

D’altronde, il suolo è muto. E noi siamo sordi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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