Guido è uscito di casa, in una fredda mattina di gennaio sotto il cielo di Genova. E’ un operaio dell’Italsider che parte per andare al lavoro. E’ un sindacalista, un comunista, uno che vuole cambiare il mondo. Ma quando ha visto un tizio distribuire volantini delle Brigate Rosse in fabbrica, non ha avuto paura e l’ha denunciato. Perché sa che in questo mondo ci sono tante ingiustizie e tante cose da cambiare, ma vuole farlo solo con la forza chiara e limpida delle idee, della libertà e della giustizia.

Guido quella mattina l’hanno ammazzato a tradimento, mentre su Genova il sole sorgeva specchiandosi nel mare, disegnando riflessi rossi e azzurri nell’aria. Sua figlia Sabina crescerà ma lui non ci sarà: niente feste di compleanno, niente litigi nell’adolescenza, niente di niente. Guido è affondato nel buio freddo sotto il cielo di Genova, mentre il sole accarezza la sua 850 ferma ai bordi della strada. In tanti lo piangeranno; saranno più di 250 mila. Ci saranno anche quelli che l’hanno lasciato solo a denunciare quei mostri che alcuni chiamano compagni che sbagliano e molti altri semplicemente terrorismo.

E il tempo passa e le bandiere cadono, ma anche oggi c’è sempre la stessa ingiustizia, come allora. E quando oggi uno di quelli che alcuni chiamarono compagni che sbagliano e io chiamo solo terroristi ed assassini se n’è andato, qualche giorno fa, c’è persino chi ha provato a giustificare, comprendere. Qualcuno addirittura ad esaltare.

Io invece penso a Guido, il semplice operaio comunista dell’Italsider che denunciò le Brigate Rosse e fu ucciso a tradimento in una fredda mattina di gennaio di tanti anni fa, accanto alla sua 850 sotto il cielo di Genova.

E’ al fianco di tanti come lui che voglio stare, lottando contro l’ingiustizia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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