La crisi ha portato il reddito disponibile delle famiglie indietro di 27 anni, a livelli simili al 1986. E i consumi sono tornati allo stesso punto di 15 anni fa, il 1998. Sono i dati di uno studio di rete imprese Italia. Sono dati che fanno riflettere. Ma non nel senso che comunemente si pensa.

Perché, a guardare a quegli anni, non è che ce la passassimo tanto male. Nel 1986 si stava piuttosto bene: Berlusconi diventò presidente del Milan, Sindona morì in carcere, uscì il primo numero di Dylan Dog e ci fu il summit Reagan – Gorbaciov. Nel 1998 l’Italia passò l’esame per entrare nell’Euro, la Francia vinse i mondiali di calcio, fu fondato Google. Anni belli, addirittura felici.

E allora, qual’é il problema? Il problema è che mediamente si sta come allora, ma la disuguaglianza è cresciuta: nella crisi c’è chi non ne accorge e chi soffre parecchio. Il problema è che allora si pensava che la nave sarebbe andata avanti per sempre, ora ci siamo accorti che non è così scontato.

Non è quel come eravamo a farci paura. E’ il sapere che si può tornare indietro, e che non è scontato che domani staremo meglio di oggi. A vederlo così sembra tanto il problema delle società invecchiate. Quelle che vedono nero perché sanno che il meglio è alle loro spalle e in fondo alla strada c’è solo la fine del viaggio.

A questo dovrebbe servire la politica: farci tornare come allora, più speranzosi, fiduciosi: dando una credibile prospettiva per il futuro nostro e dei nostri figli.

Attendiamo fiduciosi.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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