Il ciclismo è come la vita. Sei tu, una bicicletta, una strada da percorrere, un traguardo da raggiungere. L’aria fresca nei polmoni, le gambe girano, il tuo cuore che batte forte mentre sali oltre le nuvole e solo il rumore leggero del vento sfida il silenzio.

Il ciclismo è come la vita. Ogni tanto, superi la vetta, il cielo ti sembra a portata di mano, ma c’è già un’altra strada da fare, un’altra cima da scalare. E arrancando in bicicletta puoi ricordare ancora che salire è un’impresa dura, faticosa, selettiva; che migliorare, vivere è una conquista quotidiana, che comporta rinunce, e non si compra a prezzo di costo partecipando a un reality o con cose così.

Il ciclismo è come la vita. C’è sempre chi cerca la strada più facile, la scorciatoia. Perché c’è chi vuole vincere facile. Perché c’è chi vuole vincere sempre. E allora scopri che anni di gare, di corse, di traguardi erano infarciti di doping, dell’Epo e di tutte queste porcherie. E quegli ordini di arrivo sono pieni di ragazzi morti o cancellati dagli ordini d’arrivo e dagli albi d’oro.

Il ciclismo è come la vita. E anche dove nelle gare dove non girano soldi, dove corrono solo dilettanti, o anche amatori, fioccano fiale e siringhe, supposte e medicine che ti sembra di stare all’ospedale. Gente che si riempie di roba rischiando la vita per vincere una corsa, o semplicemente per battere l’amico compagno di corsa.

Il ciclismo è come la vita. Perché è bello vincere, sfidare se stessi e gli altri; ma a pochi piace farlo solo con la dura fatica quotidiana, rischiando di perdere o capire che non puoi farcela, che sei solo un piccolo uomo che non ce la fa ad arrivare a tutti i traguardi.

Ed è per questa voglia di vincere ad ogni costo, di non voler accettare i tuoi limiti, il tuo meraviglioso essere un piccolo uomo imperfetti che perde, può perdere, può non farcela per tutti i traguardi. E’ per questo che il ciclismo sta morendo affogato dal doping e da corse e ciclisti senza fantasia e senza passione.

Come la vita.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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