Ma gli italiani non erano stufi della politica? Non volevano facce nuove? Non erano stanchi dei soliti teatrini? A vedere questi primi giorni di campagna elettorale, non si direbbe. In giro si vedono, più o meno, le solite facce, i soliti accordi, le solite manfrine.

Quelle Pdl-Lega e partiti meridionalisti satelliti; lo scontro tra riformisti massimalisti a sinistra; la maledetta voglia di rifare la Democrazia Cristiana; l’eterno ritorno del demiurgo-demagogo di turno; le solite promesse da marinai, a cui nessuno sano di mente crederebbe più; le solite chiacchiere nei soliti talk-show dei soliti conduttori. I soliti litigi per la presentazione delle liste. Tutto già visto, già sentito; aumentano solo rughe e capelli bianchi dei protagonisti (a parte uno, a cui aumenta solo il cerone e la vernice nei capelli).

Eppure questo guano non suscita nessun disgusto, anzi: ascolti record, trasmissioni fiume; persino qualche chiacchiera al bar. Il rifiuto per i politici che pensano solo ai cazzi loro? Svanito. La rabbia per i soliti ladri che rubano e vengono comunque ricandidati come se niente fosse? Dimenticata.

Non si sente neppure una voce, un moto di protesta; o almeno una qualunquistica pernacchia. Persino l’astensione è stimata in diminuzione.

Non sarà che questi continuano così perché, sotto sotto, è così che ci piacciono ed in loro ci specchiamo?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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