In Italia, ogni 100 persone, 51 hanno occupazioni stabili, 8 hanno impieghi atipici e 6 cercano lavoro. Invece, su 100 giovani, solo 28 hanno un impiego stabile, 13 sono atipici e 10 sono in cerca di lavoro. Dicono sia il prezzo da pagare per far ripartire la competitività dell’Italia.

Siamo sicuri? Perché un’indagine europea ha stimato una relazione inversa tra ricorso al lavoro a termine e produttività dei fattori della produzione. In pratica, “la precarietà è causa stessa del declino economico”. Perché imprese in crisi o a rischio crisi finiscono per sopravvivere scegliendo non l’innovazione, ma il ricorso al lavoro “precario”.

Tornare alla normalità, ovvero al lavoro a tempo indeterminato come regola, magari scambiandola con una maggiore facilità di licenziare per motivi economici, sarebbe l’uovo di Colombo. Così aveva iniziato la ministro Fornero, prima di essere travolta da veti e controveti della sua strana maggioranza e dalla sua incapacità di essere un “politico”.

Ci sarà qualcuno nel 2013 che avrà il coraggio di farlo?

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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