Ci risamo. Non contenti di quanto visto in vent’anni (molti di governo, qualcuno di opposizione) siamo pronti a rituffarci un’altra volta tra le braccia di Zio Silvio. Perché non importa se vince o se perde: è uno sfasciacarrozze, farà danni comunque. Non sa far altro, oltre che a farsi gli affari suoi.

C’è solo una possibilità, per evitare la cupio dissolvi, per esser costretti ad occuparci ancora di “lui”, delle sue ossessioni giudiziarie, delle sue olgettine, della corte di omuncoli nominati ministri e deputati: una sonorissima batosta elettorale.

In un Paese normale sarebbe facile: c’è la memoria fresca di anni di malgoverno, pagati a caro prezzo. Per chi ama la sua demagogia, c’è un guitto da par suo (il CasalGrillo) ma almeno è “nuovo”; per la destra per bene che lo ha votato sino ad ora turandosi il naso c’è un conservatore serio (Monti bis).

Se gli italiani non di sinistra (che sono la netta maggioranza) perdono anche quest’occasione per levarselo di torno, vuol proprio dire che il decreto legge che piace loro è quello in cui Zio Silvio è specializzato: lo “Sfascia Italia”.

E allora, ve lo meritate. Poi non lamentatevi, per favore.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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