Pare che dietro l’astensione del PdL ai provvedimenti del Governo Monti – che, formalmente, dipenderebbe da un’uscita obiettivamente infelice del Ministro Passera, uno che passerà alla storia per la sua irrilevanza politica – ci sia il provvedimento allo studio sulla incandidabilità dei condannati alle elezioni.

Non so se sia vero; di sicuro è verosimile. Dunque, la crisi politica italiana – che già agita i mercati, riporta lo spread in alto facendo pagare il conto ai contribuenti italiani, già belli spremuti – accelera e fa sbandare perché un partito (o, meglio, un uomo) vuol far saltare il banco se passa una legge che prevede che chi è stato condannato non può candidarsi alle elezioni.

Ora, in qualsiasi altro Paese una legge del genere non avrebbe ragione di esistere. Nel senso che un condannato non si sognerebbe neppure di candidarsi alle elezioni, sapendo che sarebbe spernacchiato dagli elettori e distrutto da media ed avversari.

In Italia, nulla di tutto ciò. Anzi, probabilmente per molti italiani questo atteggiamento sembrerà perfettamente normale. E nessuno si farà condizionare nella sua scelta elettorale (molto vicina, ormai) da questo accaduto.

Ecco perché a volte mi piacerebbe vivere in un altro Paese. Forse, è tempo di migrare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci