Ogni anno 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile vengono buttate, più o meno un terzo del totale. Quel cibo sprecato basterebbe a sfamare 4 volte i circa 900 milioni di affamati. Per ogni persona denutrita ci sono due persone obese o in sovrappeso (circa 1,5 miliardi). E l’obesità è la causa di morte per 29 milioni di persone, mentre di fame muoiono 36 milioni di persone all’anno.

Sono cifre impressionanti. Eppure non suscitano alcuna emozione, alcuna mobilitazione. Qualche articolo inutile come questo; un convegno accademico per iniziati ogni tanto, e niente di più. Nessuna battaglia politica, nessun summit, nessun corteo, nessuno scontro con le forze dell’ordine. La soluzione al problema di dar da mangiare agli affamati non sembra così impossibile; eppure non si trova, anzi nessuno ci prova.

Il bello (il brutto) è che nessuno sa il perché. Siamo distratti dalle troppe “cause”, tutte nobili ed importanti, che sfilano ogni giorno? Siamo troppo concentrati sui nostri “piccoli” problemi personali per occuparci dei grandi problemi degli altri? Abbiamo perso fiducia nei grandi ideali e in tutte le “cause”, grandi o piccole? Forse per tutte queste cose insieme, o altre ancora.

Un sistema nel quale coesistono fame e sovranutrizione, spreco e scarsità di cibo e che continua a sembrarci lo stesso il migliore dei mondi possibili ha proprio qualcosa di grosso e profondo che non va.

Il cielo azzurro, lo stesso cielo che guarda muto obesi e denutriti, si specchia in questo mare di indifferenza. Scovare un briciolo d’umanità, in giorni così, diventa davvero difficile.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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