Di tutte le immagini e suggestioni che le presidenziali USA appena concluse lasciano dietro di sé, una più di tutte colpisce il cuore e la mente. Non è il discorso del rieletto Obama, né quello di commiato dello sconfitto Mitt Romney; e neppure la defaticante fila ai seggi in certi stati che fa bene a chi ama la democrazia. Nemmeno i visi felici degli attivisti democratici che festeggiano a Chicago o quelli dei supporter repubblicani di Boston che ripiegano delusi le bandiere.

No. Ciò che meglio di qualunque altra cosa dà il segno delle elezioni USA è la foto di Obama e Miles Romney, nipote di 4 anni dello sfidante, che si stringono la mano sorridenti subito dopo la fine del terzo match televisivo tra i due contendenti. Non sono il Presidente degli USA e il nipotino del suo sfidante; e nemmeno un cinquantenne di colore e un bambino bianco che s’incontrano e si stringono la mano. Né un potente contemporaneo che incontra il futuro dell’uomo.

Sono il sale dell’America e in un certo senso del mondo. Due esseri che stabiliscono un contatto, al di là e al di sopra di tutte le differenze di razza, provenienza, storia, cultura, idee politiche, interessi contrapposti e visioni inconciliabili della vita. Due mondi che s’incontrano, due persone così distanti eppure così vicine, così diverse eppure così uguali, che sono destinate a camminare assieme, verso un futuro inevitabilmente comune. E sembrano riuscirci senza grandi problemi.

L’America è davvero un grande Paese, ben oltre la retorica dei discorsi elettorali. Da cui abbiamo molto da imparare.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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