Che noia, che barba, che noia. Siamo il paese che ama la retorica, anche più della mamma. Ennesima prova, il riordino istituzionale delle province, ridotte e trasformate in enti non elettivi. E per non farsi mancare nulla, la retorica è doppia.

C’è la retorica dei campanili; pisani che non vogliono stare con i livornesi, o ternani con i perugini, o piacentini con i parmensi. Come se nella mia vita cambi qualcosa vivere in provincia di Perugia, o di Terni, o di Roccacannuccia e non invece avere una buona sanità, un efficiente servizio di nettezza urbana, un lavoro decente e ben pagato.

Ma c’è anche la retorica dei risparmi, che fa finta di non sapere che l’accorpamento di enti locali (e, a seguire, degli uffici periferici dello Stato) sarà forse utile e porterà pure qualche risparmio, ma è un pannicello caldo perché – com’è logico – il personale, che è la vera grande spesa di questi enti, resterà lo stesso.

Insomma, un tema che non dovrebbe appassionare; infatti, non solleva gli animi della “gente comune”, almeno di quella che frequento. Ma sembra appassionare moltissimo classe politica, intellettuali, giornali.

Perché siamo il Paese della mamma, della retorica, e della lontananza. Dai problemi di tutti i giorni.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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