Ogni volta che mi accosto al Mov5stelle e al suo “capo politico” (cit.) con un minimo di benevolenza, quasi con simpatia, disgustato dalla cattiva politica che ormai mi porta ad accumunare in un unico fascio tutti i politici sulla scenza negli ultimi vent’anni, ci pensa Beppe Grillo a farmi cambiare idea.

Eh sì. Perché Beppe Grillo – uno che è diventato Beppe Grillo mangiando pane e tv – che attacca il potere “mefistofelico” della televisione è come immaginare Berlusconi che diffida del trapianto di capelli, Bersani che demonizza le case del popolo, Di Pietro che insegna italiano. Ma come mai?

Mi spiegano che CasalGrillo è un fine conoscitore della tv e della comunicazione di massa; sa che in questo momento è meglio non far sapere al “popolo grosso” che frequenta i talk show chi anima il suo “movimento. Meglio tenersi “fuori” dal campo, e non far sapere chi sono, come parlano, cosa dicono e cosa pensano i suoi futuri eletti. Cullare la “ggente” nella speranza che “loro” siano diversi.

Mi viene un dubbio: ma CasalGrillo non si fida dei suoi? Forse teme che, grattata la facciata, gli italiani scoprano che dietro CasalGrillo ci sia gente non tanto diversa, un gruppo di furbetti in cerca di gloria o un manipolo di dilettanti allo sbaraglio?

Peccato. Perché a me gli “inesperienti” (come si è definita una neoletta grillina siciliana) invece piacciono: mi piacerebbe che parlassero, si esponessero, dicessero quello che pensano. Forse mi convincono, forse no. Qualcuno la chiama – pensa un po’ – democrazia.

Un dubbio (un altro) m’arrovella: come mai chi dice di volere addirittura la democrazia dal basso detta le regole dall’alto come il peggiore dei dittatori (pardon, capo politico), impedendo addirittura a chiunque dei suoi di “comunicare” ai cittadini con il mezzo di comunicazione più diretto e diffuso? Quello che, per inciso, lo ha fatto diventare popolare sul serio, altro che rete e web!

Un dubbio, il terzo: non vorrei che dietro urla e slogan ci sia il niente. Se questa fosse l’amara realtà, quando l’Italia la scoprirà non resterà che affidarsi ad un vero e stutturato “uomo della provvidenza”.

L’abbiamo fatto nel 1922; chiedere ai nostri nonni com’è finita.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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