A San Giuliano di Puglia c’era una volta una scuola: bella, grande, piena di bambini gioiosi. Un giorno come tanti ma più brutto degli altri, mentre il sole alto nel cielo guardava e sembrava sorridere agli affanni degli uomini, la terra si mise a tremare.

I bambini avevano un po’ paura, ma poi scrollarono le spalle e pensarono: è solo un’altra scossa; solo un po’ più forte. Perché i bambini, che sono immortali come i sogni e le favole, la paura la battono. Invece, quel giorno come tanti, ma più brutto degli altri, quando la terra tremò, la scuola venne giù e, all’improvviso, si sbriciolò. Come un biscotto della nonna venuto male.

Un biscotto sbriciolato che ricoprì i bambini e i ragazzi della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia. Coperti come i fiori, quando il cielo d’inverno spara la sua neve giù dalle montagne. 27 figli dell’Italia migliore, fiori appena sbocciati, recisi dal vento.

A San Giuliano c’era una volta una scuola. E c’è ancora, ricostruita sulle macerie di un biscotto sbriciolato, venuto male, sopra 27 fiori di primavera che la neve ha coperto, recisi dal vento. Uccisi dall’Italia peggiore, quella delle violazioni, degli abusi edilizi, che se ne infischia di leggi e normative.

Sarebbe bello poterli rivedere giocare nel vento; fiori sbocciati, alberi che crescono, frutti maturi della vita. Non è possibile. Possiamo solo ricordarli, ricordare.

E lottare perché non accada mai più.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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