Capita che, mentre stai davanti al PC, ti torni in mente Bob. Quel Bob, Bob Beamon, solo in una giornata ventosa di pioggia, il 18 ottobre del formidabile 1968. Bob che dopo una notte insonne passata a bere Tequila ti stampa un salto ubriaco che diventa un balzo e poi un volo, così grande da arrivare oltre le nuvole e “distruggere uno sport”.

Pensi che in questo mondo che corre veloce come il vento, nessuno sembra più capace di fare un salto lungo verso il futuro, qualcosa che assomigli all’intenzione di un volo. E uno come Bob sembra uscito da una favola, il protagonista di un sogno. Il sogno dell’uomo che, solo in una giornata ventosa di pioggia, con le sue paure addosso, cambia in un istante la sua vita e la storia.

Bob, che adesso è rintanato da qualche parte in America a guardare l’orizzonte e a sentire il vento, non è più riuscito a saltare lungo, in quel balzo infinto che sembra un volo verso il futuro. Né lui, né nessun altro. Non conta neppure che, dopo un tempo infinito, qualcuno è andato più in là delle nuvole, oltre il volo di Bob.

Niente più salti lunghi come pensieri verso il futuro. Non ci si riesce, non ci riusciamo più. Neanche sognando, in una giornata ventosa di pioggia, di attraversare le nuvole. Al di là di un futuro che sembra ancora troppo lontano.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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