Bersani che non chiede a D’Alema di candidarsi. Formigoni che intima Maroni di non candidarsi. Veltroni che annuncia che non vuole di nuovo candidarsi. Berlusconi che medita se candidarsi. Monti e i suoi tecnici di grido – Passera, Barca, Ricciardi e via tecnicando – che un giorno sì e uno no sembrano essere sul punto di candidarsi. E’ il tormentone del momento, forse lo sarà dei prossimi mesi.

Giustificare l’esclusione di un D’Alema aggrappandosi al limite dei tre mandati è un inno all’ipocrisia; affermare che si può far politica senza stare in Parlamento è una battuta degna di Mounsier de Lapalisse; lo psicodramma lombardo è la conferma – con buona pace dei “federalisti” che siamo un paese molto unito, dalle Alpi a Capo Passero: il paese di Pulcinella.

Berlusconi premier fa più ridere di Grillo premier, ed è tutto dire; i “supertecnici” di Monti hanno fatto tre cose degne di nota (anche se sbagliate, ma è un dettaglio) e poi hanno galleggiato come degli Scilipoti qualsiasi, ma almeno lui fa ridere.

A nessuno, chissà perché, è venuto in mente che ai poveri cristi – quali noi siamo – se lor signori si candidino o no, poco ci cambia e nulla ce ne cale.

Non è così che si uccide la democrazia?

(Questo articolo gronda di qualunquismo, ma posso garantire che è stato scritto ad insaputa del suo autore…avete presente l’assunzione della ex di Fiorito o l’acquisto della casa di Scajola?)

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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