Urla il vento sui tetti di Roma; la luce è fioca, il silenzio freddo, davanti alla Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Via del Portico d’Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. C’è un eco lontana: sembrano camion, carri. Urla concitate di una lingua lontana e straniera. Grida, pianti, rassegnazione mentre il sole comincia ad illuminare il cielo plumbeo di Roma, riflesso nei camion grigi fermi davanti alla case con il motore acceso.

Non è un giorno qualunque, per questa Roma addormentata dopo la tempesta. La gente di Roma, la città aperta, la città dei Santi e dei Papi, che finge cinismo e disincanto, sa che oggi è “quel” giorno: il giorno in cui, sotto un cielo sordo in un silenzio freddo, i soldati del tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS, violano i patti ed eseguono l’ordine di deportare tanta carne innocente, più di mille persone senza colpa, tra cui 200 bambini.

Urla il vento, ed il suo grido lacera l’aria, in questa Roma abbandonata ed offesa da tutto e da tutti, oggi come ieri, sotto un cielo sordo. Urla per quest’umanità senza futuro, che viaggia nei carri bestiame: carne da macello, pronta per l’olocausto, muta e con gli occhi asciutti in questa notte scura. Storia, è vero; ma è come fosse ieri. Partono per non tornare, mentre il vento di Roma soffia, sempre di più, sempre più forte. Un urlo straziante che si perde nella notte dell’uomo, che ancora si sente distintamente mentre il cielo vomita le sue lacrime sui tetti illuminati da una luce fioca nel silenzio freddo.

Si sente sempre: a Roma, in Italia e in tutto il mondo. Ogni giorno. Ogni notte. Anche oggi.

“All’alba di sabato 16 ottobre 1943 a Roma un centinaio di soldati tedeschi catturarono 1022 ebrei, tra cui circa 200 bambini. Caricati su un treno che due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, parte verso Auschwitz. Dei 1022 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è sopravvissuto.”

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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