Tutti si arrovellano per capire come superare la drammatica crisi economica del Mondo e dell’Europa, che colpisce duro anche l’Italia. Difficile, se ci si scorda – o si fa finta? – cosa l’ha scatenata. E’ una crisi da eccesso di produzione; o, se preferite, da carenza di domanda.

Arriva dai favolosi anni ’80, dalle politiche liberiste di Reagan e Thatcher, esportate un po’ ovunque, che hanno aumentato a dismisura la disuguaglianza dei redditi tra ricchi e classi medie. L’inevitabile riduzione dei consumi che ne sarebbe seguita è stata annullata con il “credito facile” che ha alimentato la bolla finanziaria ed immobiliare esplosa nel 2008.

Il resto si sa: la crisi del debito privato l’hanno coperta gli Stati, e così è esplosa la crisi dei debiti sovrani. La domanda mondiale è stata depressa prima dal crollo dei consumi privati (perché i redditi di molti sono più bassi di vent’anni fa e non c’è più il credito facile) e poi dalle politiche di austerità imposte ai governi dai loro eccessivi deficit.

Il tutto, mentre una ricchezza pari al Pil degli USA, detenuta da un numero abbastanza modesto di persone, giace morta in conti aperti nei paradisi fiscali del mondo o nei fondi sovrani di alcuni Paesi.

Invece che parlare di questo, discutiamo di complicati meccanismi “tecnici” dei fondi salva stati, di indefinite politiche per stimolare la “crescita”, di “bad bank” che dovrebbero smaltire i titoli tossici. Ma finanziate da chi? Dagli Stati già indebitati? Da contribuenti già tartassati? Da classi medie sempre più impoverite?

Senza affrontare la questione delle diseguaglianze spropositate – tra Paesi ricchi e poveri del Mondo, tra ricchi e meno ricchi dentro i Paesi ricchi del mondo – non se ne esce.

Ricordiamocelo, quando qualche “economista” ci spiega come uscire dalla crisi.

Pubblicato 8anche) su Giornalettismo

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