Il Decreto Legge n.174/2012, il cosiddetto taglia costi della politica, prevede all’articolo 1 l’introduzione di un controllo preventivo della Corte dei Conti sugli atti normativi a rilevanza esterna con riflessi finanziari, gli atti amministrativi in adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza Unione europea e tutti gli atti di programmazione e pianificazione regionali, oltre che sul Bilancio regionale.

La norma pone due questioni. La prima è pratica: su una serie corposa di atti rilevanti, alcuni anche urgenti, si stabilisce che prima di essere adottati debbano passare per un controllo preventivo della Corte dei Conti. Si ha un’idea di quanti siano gli atti normativi ed amministrativi regionali che rientrano in queste categorie? E si è stimato che tipo di lavoro comporti per le sezioni regionali della Corte dei Conti? Siamo sicuri che siano attrezzate sia da un punto di vista quantitivo (personale) che qualitativo (capacità professionale)?

La seconda invece è politico-istituzionale. In piena sbornia leghista abbiamo fatto del federalismo (o, se si preferisce, di una forte autonomia regionale) il pilastro della democrazia. Un errore, d’accordo. Ma questa non è una correzione, è un’inversione a U. In pratica, così le Regioni hanno dei margini di autonomia molto ridotti. E le conseguenze non tarderanno a farsi notare: avrà ancora un senso che abbiano una (residua) autonomia impostiva? Che poteri reali avranno?

Che questo poi sia fatto per decreto legge, in quattro e quattr’otto, è abbastanza strano. E non sminuisce il problema il fatto che questo sia avventuo con la colpevole assenza dei governatori regionali che, indeboliti dagli scandali (Lazio, ma anche Lombardia e Sicilia, con un pizzico di  Emilia), hanno di fatto abdicato al loro ruolo.

Perché per risolvere lo scandalo delle spese allegre emerso dal caso Fiorito, basta quanto previsto dallo stesso Decreto all’art.2, su riduzione del numero dei Consiglieri e sulle spese di indennità. L’articolo 1 ha un altro scopo, un diverso significato: vuole smontare nei fatti l’autonomia regionale. Ma per affrontare seriamente il tema del federalismo, serve una riforma costituzionale del Titolo V, come in parte previsto dal Governo e soprattutto come  proposto da Giuseppe Pisauro su La voce.info.

La norma può essere modificata in sede di conversione. Forse è il caso, per evitare problemi, di stabilire con precisione quali atti ricadano nel controllo preventivo, limitandoli a quelli più rilevanti o chiarendo la natura del controllo. Forse è il caso di riflettere se – dietro la “scusa” degli scandali – non si celi un ritorno al centralismo che , se ricordiamo bene, fu indetificato da tutti come un problema da risolvere, non un rimedio ai guasti del Paese.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

Annunci