In Italia un sacco di gente ha problemi di lavoro: molti non ce l’hanno, o hanno lavori poco pagati e precari. Altri invece subiscono turni troppo lunghi, giornate festive passate in fabbrica o nel centro commerciale, e finiscono per non avere una “normale” vita personale. E protestano.

Potrà sembrare un paradosso, in tempi di crisi. Invece non è così. E’ una questione seria, che chiama in causa la cattiva organizzazione del lavoro (e della società). Perché, crisi a parte, aperture festive dei centri commerciali o estensione degli orari di lavoro nelle fabbriche possono servire ad aumentare il numero dei lavoratori a parità di ore lavorate ciascuno; oppure per aumentare le ore lavorate da ciascuno, a parità di lavoratori. E non è la stessa cosa.

Perché innesca una sorta di “guerra” tra poveri: tra chi è arrabbiato perché non ha lavoro e chi protesta perché lavora troppo. Perché il “peso” del welfare finisce sui “privilegiati” che lavorano, anzi super lavorano che devono “mantenere” gli altri.

Lavorare meno, lavorare tutti, si diceva una volta. Forse è il caso di riparlarne.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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