L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere. Qui ho appreso la passione per la libertà (cit.). Eh sì, l’Italia è un Paese meraviglioso. Ogni giorno una storia esemplare. Qualche volta, più d’una.

Torna sulla scena Bertinotti per proporre lo scioglimento di tutti i partiti della sinistra; ma benedetto uomo, non l’avevi già abbondantemente dato una robusta mano a farla a pezzi nel 1996, e poi nel 2008? Ancora non ti basta?

E poi, ecco Super Mario Monti, l’uomo più tecnico del mondo, che s’inventa una promessa: meno tasse per tutti. Poi smentisce. Ma benedetto uomo, non avevi detto che, finita la parantesi, servito il tuo paese, saresti tornato a fare il professore? Ma per le promesse da marinaio (e successive smentite), non bastava Berlusconi?

E poi, la telenovela del Pd. Primarie sì, oppure no; di partito, di coalizione; a un turno, a due. Forse a tre, andata e ritorno, rigori o golden goal. Renzi, Bersani. Vendola; Rutelli con l’Api (oddio, pure l’Api…con Api si vola?). Ma benedetti uomini, non volete lasciare il Paese a Bagnasco, Bertone, Montezemolo, Casini e compagnia cantante? E allora, non potete farlo senza farvi le pippe e romperci i maroni (con la minuscola, che quell’altro suona il sax e pare che basti)?

Quanto è bella l’Italia: un paese straordinario; pure troppo. Ma teniamocela così, che quello che voleva “un Paese normale” (cit.) sarà stato pure il migliore, ma non ne ha azzeccata una neanche lui.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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