Il presidente di Confindustria Squinzi, imprenditore di successo, ha un sogno: recuperare il gap di competitività con la Germania. Squinzi ha anche una proposta, molto semplice: “bisogna lavorare di più, più ore, diminuendo festività e ferie”.

Geniale: più lavori, più produci. Ma perché nel mondo, quando si parla di produttività, si misura il prodotto per ora lavorata e non quello per addetto? Forse, perché si sa che il problema della produttività non si risolve lavorando più ore, ma producendo di più a parità di tempo.

Come capita alle imprese meno piccole, a quelle più propense ad innovare ed investire in macchinari più efficienti ed in tecnologia, o a quelle meglio organizzate. Cose per cui, più che le ore di lavoro dei dipendenti, servono manager efficienti ed imprenditori lungimiranti.

Buffo poi che questo avvenga in un Paese dove molti dipendenti in questo momento non lavorano, e non per loro scelta: ma perché sono stati licenziati o perché sono in cassa integrazione. Manco l’avessero chiesto loro.Senza contare che si può pure produrre di più, anche lavorando 18 ore al giorno; ma se poi non ci sono quelli che i prodotti li comprano, si riempiono i magazzini.

Il presidente di Confindustria è certamente un imprenditore di successo. Ma, come insegna la recente storia italiana, essere imprenditori di successo non significa necessariamente capire qualcosa di economia.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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