Mario, l’italiano. Jens, il tedesco. L’un contro l’altro armati. Oggi a Francoforte, nelle stanze felpate della Banca centrale Europea, la BCE. Sorrideranno; sorrisi taglienti come lame di spada. Dietro parole incomprensibili come spread, bund, stabilità monetaria, interessi sul debito, giocheranno la loro partita. In ballo, se non il destino dell’Europa, almeno un paio d’anni di tempo per sbrogliare la matassa.

Mario l’italiano e Jens il tedesco, così diversi ma su una cosa uguali: entrambi non sono stati scelti dai popoli, ma “nominati”, in quelle partite fumose che si giocano nelle “segrete stanze” dove si esercita, lontano dagli occhi indiscreti della cosiddetta “pubblica opinione”, davvero il “potere”.

Ma la cosa terrificante è che questo non ci inquieta; ci rassicura. Saremmo invece terrorizzati se i destini dell’Europa fossero in mano a un Berlusconi, un Sarkozy, una Merkel. A pensarci, vengono i brividi lungo la schiena. Ma la storia non fa sconti. E se Mario l’italiano e Jens il tedesco oggi si affrontano, due gladiatori con in palio (quasi) il destino dell’Europa, non è perché hanno “occupato” con un golpe lo spazio della politica; ma semplicemente perché i politici quello spazio l’hanno abbandonato, occupandosi – in Italia, ma non solo – di tutt’altre faccende.

Mentre aspettiamo che Mario l’italiano e Jens il tedesco si affrontino, e speriamo che il finale di partita sia il meno doloroso possibile per noi e i nostri figli, cominciamo a pensare che quello spazio – la “politica” – va riempito di nuovo. E per questo, non bastano primarie, comizi, interviste, forum, blog di comici passati alla politica (o politici che fanno i comici, tanto è lo stesso).

Serve solo una parola, vecchia – come D’Alema e Berlusconi – eppure straordinariamente attuale, da sembrare nuova quasi come Renzi e il MoV5stelle. Una parola bella, come la libertà.

La parola partecipazione.

Pubblicato (anche) su Giornalettismo

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